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Il blog di Marco Benini
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EthicPeople
EthicPeople è un progetto comunicativo personale, un blog, in cui convergono diversi punti d'osservazione per indagare l'uomo e le sue aspirazioni. Guardando insieme ad una nuova pedagogia. continua
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7 gennaio 2012FDLR, le ferite aperte del Congo
KINSHASA (Reuters) – Circa 45 civili sono stati massacrati nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Successivamente alcune truppe regolari congolesi, intervenute nella zona, hanno ucciso quattro ribelli ruandesi ritenendoli responsabili dell’atroce episodio.
Le uccisioni dei civili sono avvenute tra lunedì e martedì scorsi, in villaggi remoti del territorio di Shabunda nel Sud Kivu, una regione molto travagliata e percorsa da vari gruppi armati ancora in lotta tra loro, a più di otto anni dalla fine della sanguinosa guerra che ha interessato la regione tra il 1998 e il 2003.
‘Le nostre fonti ci riferiscono di 45 morti, soprattutto donne e bambini, tra i quali sono stati accertati alcune episodi particolarmente efferati, una donna incinta è stata sviscerata mentre il capo di un villaggio è stato decapitato’, queste le parole del colonnello Sylvain Ekenge, un portavoce dell’esercito congolese, riferite al giornalista della Reuters.
I primi rapporti avevano riferito di 26 morti e 13 feriti, che avrebbero fatto dell’episodio il peggiore dopo molti mesi. In questo primo rapporto Ekenge avrebbe comunque accennato al fatto ce la cifra sarebbe potuta crescere ancora.
Sempre Ekenge, nel suo ultimo rapporto, ha affermato che le forze armate congolesi presenti nella zona si sono scontrate successivamente con le FDLR, un gruppo di ribelli ruandesi che fa base in Congo. Quattro ribelli sono stati uccisi. Sempre secondo Ekenge, i villaggi coinvolti nel cruento episodio sono stati presi di mira perché accusati dalle FDLR di sostenere una milizia militare rivale.
Scopo dichiarato della milizia FDLR è rovesciare il governo del vicino Ruanda. La FDLR il più grande gruppo ribelle del Congo orientale ed è stato responsabile di atrocità diffuse tra cui stupri e uccisioni di massa.
Questi gruppi armati operano ancora nel Congo orientale, nonostante la presenza di più di 17.000 peacekeeper delle Nazioni Unite e le conseguenti operazioni militari. Nel 2011 circa 10 persone sono state uccise nel Sud Kivu in ottobre, e ben 170 donne sono state violentata in una serie di attacchi ribelli nel mese di giugno.
Portare nella regione una pace vera e duratura rimane una delle più grandi sfide al presidente congolese Joseph Kabila, rieletto a novembre per un nuovo mandato con una votazione ritenuta irregolare dai suoi avversari politici.
Ma la situazione rimane molto complessa, e spesso contraddittoria, anche a causa dei fortissi interessi economici che pesano sulla regione.
Basti pensare che un recente rapporto delle Nazioni Unite denuncia il fatto che molti ribelli ricevono armi e munizioni da parte delle truppe regolari congolesi attraverso il commercio illegale di armi, ma anche mediante l’acquisto diretto sul campo di battaglia.
(Articolo di Jonny Hogg e Crispin Kyalangalilwa; Editing di Mark John)
Progetti per l’Africa, Scuole nel Mondo – Congo



