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Il blog di Marco Benini
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EthicPeople
EthicPeople è un progetto comunicativo personale, un blog, in cui convergono diversi punti d'osservazione per indagare l'uomo e le sue aspirazioni. Guardando insieme ad una nuova pedagogia. continua
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15 novembre 2010Diario equatoriale, Congo parte 4°
13-11-2010. Oggi si parte alle 6:00, di nuovo. La jeep è tornata disponibile, usciamo, ma le piste sono comunque quasi impraticabili, camion di traverso e auto in panne bloccano la strada. Sembra non riusciremmo ad arrivare in tempo per la visita alla casa di un’altra famiglia, non conosciamo altre piste.
Allora che fare? Fermiamo due uomini, padre e figlio, chiediamo se ci sono altre strade, ci dicono di si. Salgono in auto e ci guidano in un budello di stradine piene di fango e polli, che più magri non ne ho mai visti.
Riusciamo a cambiare pista e arriviamo in riva al fiume Congo a casa di Tsusangu. Anche questa casa è molto povera, la cucina è un’intercapedine tra due muri, la larghezza è meno di un metro, la profondità è colmata da ogni sorta di materiale di scarto (tipo mobili e suppellettili scartati). Questa ‘cucina’ è coperta da un lamiera, ci piove dentro… e nel frattempo qualcosa cuoce su un fornello a gas in mezzo a sacchetti di plastica e fango.
Faccio conoscenza con il padre di Tsusangu, un ingegnere che è vissuto in Italia, era venuto per studiare gli impianti siderurgici di Terni e Genova. Una vita spezzata da promesse non mantenute, da industrie mai decollate e fatte fallire da chissà chi per chissà quali interessi. Una vita passata nelle miniere del Kivu, dove i salari non vengono pagati e la guerra ti mangia dentro.
Mi dice tranquillo: “Vedi come viviamo qui? Viviamo in guerra qui, non vedi come viviamo?”.
Visito la casa insieme a lui, entriamo nella stanza da letto. La dentro ci dormono in dieci: mamma, papà e otto figli. Il materasso è la per terra, lo intravedo, lo guardo, non ci credo è di gomma piuma, senza lenzuola, umido, verde.
Questa famiglia è molto dignitosa, la pulizia dove è possibile, è veramente un moto di orgoglio, i loro abiti, probabilmente i migliori, sono stirati. Sono tutti molto gentili, molto gentili.
La dimensione del vicinato e del supporto reciproco sembra esserci ancora qui, almeno di giorno, in barba a tutte le violenze e le bande armate che di notte la fanno da padrone.
La piaga dei bambini di strada sta diventando una questione insostenibile, mi raccontano di almeno tre generazioni nate e cresciute per strada, e qui non voglio entrare nei dettagli. Dopo una lunga chiacchierata salutiamo e partiamo.
Sulla pista del ritorno la pioggia non è clemente, l’acqua ha solcato le strade le ha rese pericolose e impraticabili. Accade quello che non avrei mai voluto: si rompe la trasmissione, l’auto si fema. Ovviamente la prima cosa che faccio è nascondere macchina fotografica e video-camera.
Io e Aimé scendiamo in strada in mezzo ad una nuvola di persone che mi guardano come con i soliti con gli occhi sgranati. Qui i bianchi non si addentrano. E se passano non si fermano.
Le ruote non girano quando si accelera, la situazione grave.
Ma vabbè in fondo chissenefrega, diamoci da fare. Altrimenti non ne usciamo. Chiediamo di un meccanico. Chiediamo di un meccanico? Mi sembra una cosa da folli è ovvio che non ce né uno per chilometri.
Invece arriva un ragazzo che in meno di cinque minuti smonta la trasmissione e trova il problema, ci vogliono però almeno due ore per finire il lavoro. Insomma questo ragazzo su una pista sterrata in mezzo al fango, smonta una macchina e la aggiusta… eccellenza congolese!
Ed ha pure il tesserino della Toyota che lo qualifica!!!
Comunque non possiamo stare qui ancora, è pericoloso. Allora via di moto. Ancora. Ancora in tre.
Ecco la terra è scivolosa, la moto arranca. Non è facile, sopratutto per il colore della pelle, ma in fondo qui un bianco che sta in mezzo alla gente fa storia, lascia il sengo, il che vuol dire fiducia.
Rientriamo al centro e… miracolo! Troviamo una jeep! La missione può continuare… torniamo a scuola e concludiamo il seminario, sono presenti le autorità del ministero dell’Istruzione, sono felice è stato un successo. Sono più di 50 gli insegnanti e i direttori formati.
Infine. La scuola è diventata un punto di riferimento per Mont Ngafula, sta normalizzando molte cose, garantiamo l’accesso all’istruzione, all’assistenza medica. Abbiamo aggiunto 5 aule, 4 bagni, una mensa, due uffici, acqua ed elettrcità.
E allora non c’è male grazie. Si, grazie a tutti i sostenitori, grazie alla Fondazione e all’Associazione Paoletti.
Ora non ci resta che affrontare l’aeroporto, ma non sono tranquillo.
… e infatti ecco almeno 10 controlli, valige svuotate, borse aperte, divieto di fare fotografie. Tre ore di ansia controllata, quando salgo sull’aereo per Adis Abeba sono felice e sollevato.
Posso tornare a casa, e posto migliore di casa non c’è. Eccomi qui a scrivere dal salotto di casa mia, con la precisa sensazione di avere stabilito dei legami preziosi a Kinshasa, di aver avviato una spirale virtuosa per 600 bambini e le loro famiglie.
Torno con un’idea che si rincorre nella mia testa: “Non esiste provare. Fare o non fare”.
Marco Benini


